Questa storia del referendum è una delle più grandi cagate della storia: è come porre alla gente la domanda “Se è possibile pagheresti meno tasse, avendo più servizi?”. La risposta è evidente, chi è così masochista da dire di no? Il problema in realtà è molto più serio di quello che sembra. Non è solo il passaggio di un altopiano, ma una questione politica e istituzionale molto delicata.
Il Veneto è una regione-motore economico della nostra penisola. E’ anche una di quelle regioni che desidera il federalismo ( infatti al referendum che non è passato sul federalismo ha raccolto una percentuale altissima di si ed era una delle due regioni in cui si era ottenuto il quorum), e che soffre della mancanza di peso politico a Roma. I veneti lo sanno. L’aria che si respira è di una situazione che sta scappando di mano; è inutile negare il malcontento nei confronti della classe politica e quello che è più grave è che pian piano il cittadino veneto si sta disaffezionando alle istituzioni italiane e al concetto di patria. E la colpa non è la Lega, ma è un sentimento popolare che nasce dall’idea di una sorta di ingiustizia, due pesi e due misure.
Non mi trovo per niente d’accordo con la politica attuata dall’Alto Adige (si dice che vogliano arrivare fino all’Adriatico con il prinicipio della vicinanza al territorio): nasce dalla consapevolezza della frustrazione della popolazione veneta che dovendo pagare molte tasse e avendo pochi servizi (o almeno non in rapporto a quanto paga), vede con invidia la condizione degli Atesini e dei Friulani, coccolati dalle proprie regioni. Questa superiorità si basa su un status tutelato costituzionalmente che è quello della regione a statuto speciale; 50 anni fa avrebbe potuto avere un senso, oggi proprio non ce l’ha.
Di questo passo temo che in Veneto accadrà qualcosa di serio e di grave; i veneti sono davvero stufi. E come biasimarli… d’altronde sono veneto anche io.



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