Un grazie da parte mia al blog di Federico Punzi, per quello che sta facendo per il Tibet. Fonte inesauribile di informazione sulla questione, fornisce delle analisi e dei commenti splendidi. Vai avanti così Jim Momo, stai facendo uno splendido lavoro. Quello che scrivo qua sotto infatti non è farina del mio sacco, il merito è suo: (more…)
Mentre il nostro governo uscente latita sulla questione (D’Alema è stato uno dei peggiori ministri degli esteri degli ultimi dieci anni e un giorno spiegherò il perchè), alcune timide risposte arrivano da Parigi, ma quello che veramente avrei voluto sentito dirmi veramente era riassunto su il Foglio di oggi: (more…)
Gli scontri a Lhasa, in Tibet, tra i monaci e la polizia potrebbero essere costati la vita a cento persone. “Abbiamo notizie non confermate che circa cento persone sono state uccise e che a Lhasa e’ stata imposta la legge marziale”, ha denunciato il governo tibetano in esilio nel nord dell’India poche ore dopo che fonti ufficiali cinesi hanno dato notizia di dieci morti nelle proteste di ieri. Le vittime sarebbero tutte “civili innocenti”, morti in seguito agli incendi appiccati contro numerosi negozi di Lhasa. Al momento non si hanno notizie di cittadini stranieri coinvolti. Le autorità tibetane hanno chiesto ai rivoltosi di consegnarsi entro la mezzanotte di lunedì, offrendo loro clemenza in cambio anche di informazioni sui responsabili dei violenti scontri. Il Parlamento tibetano in esilio ha invece invitato l’Onu ad “inviare immediatamente propri rappresentanti e a intervenire ed indagare sulle violazioni attuali dei diritti dell’uomo in Tibet”. Il governo in esilio si dice poi “profondamente preoccupato” per le notizie che arrivano “dalle tre regioni del Tibet di uccisioni sommarie, di feriti e arresti di migliaia di tibetani che protestavano pacificamente contro la politica cinese”.
I paesi occidentali, intanto, si affrettano a condannare la violenza della repressione (tra questi, Usa e Ue), ma non accettano l’invito dei monaci in esilio a boicottare le Olimpiadi, previste a Pechino, in Cina, dall’8 agosto. G.W.Bush per gli Usa, Gordon Brown per la Gran Bretagna e Javier Solana per l’Ue presenzieranno alla cerimonia di apertura dei giochi.
Boicottiamo le Olimpiadi di Pechino 2008 - Pechino deve sapere che il nostro dissenso non si manifesta solo a parole, colpiamoli nell’orgoglio e nel portafoglio. Non lasciamo soli i tibetani.FAcciamo valere per una buona causa il nostro potere economico. Basta un “NO”. NO A PECHINO 2008
Il giorno 10 marzo centinaia di monaci del monastero di Drepung, distante una decina di chilometri dal centro della capitale, hanno cercato di raggiungere Lhasa. Ingenti forze di polizia hanno pattugliato l’intera area attorno al monastero e posto i monaci sotto stretta sorveglianza. In città, reparti armati di polizia, temendo il congiungimento dei monaci con i cittadini, si sono dispiegati all’interno dell’area del Barkhor impedendo la libera circolazione dei tibetani. Si ha notizia dell’arresto di quattordici monaci e di almeno due laici.
Il giorno successivo, 11 marzo, attorno alle 3 del pomeriggio, centinaia di monaci del monastero di Sera (tra 400 e 500 religiosi) si sono radunati nel cortile dell’istituto monastico inneggiando alla libertà e all’indipendenza del Tibet. Hanno cercato quindi i raggiungere Lhasa per protestare contro gli arbitrari arresti avvenuti il giorno precedente e per chiedere la liberazione delle persone imprigionate nell’ottobre 2007, in occasione delle manifestazioni seguite al conferimento al Dalai Lama della medaglia d’oro del Congresso americano. Nei pressi della locale stazione di polizia sono stati fermati da almeno un migliaio di poliziotti appartenenti alle forze di pubblica sicurezza che, per disperdere la folla, hanno fatto ricorso al lancio di gas lacrimogeni.
Testimoni oculari hanno riferito che almeno undici manifestanti sono stati brutalmente percossi. Fonti attendibili hanno reso noto che alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati uditi attorno al monastero di Drepung. Tutte le strade di accesso al monastero sono bloccate e la polizia ispeziona le abitazioni private dei tibetani alla ricerca di eventuali monaci o monache che abbiano cercato di ottenere riparo. In tutta Lhasa si registra una situazione di forte tensione.(more…)
Volevo scrivere qualcosa sulle elezioni farsa in Iran; ai riformisti di Khatami è stato proibito partecipare, sintomo evidente di una finta repubblica in cui il principio democratico non esiste. Poi mi sono imbattuto nell’edizione on line del Foglio e ho deciso di lascare spazio alle parole degli stessi iraniani che via radio hanno detto:
“Gli ascoltatori hanno chiamato e in molti hanno definito le elezioni una nomina, non un voto”(more…)
La rivista inglese The Observer ha stilato una lista sui 50 blog più visitati al mondo. Ovviamente l’unico blog italiano, al nono posto in lista, è quello di Beppe Grillo.
Il mio modesto parere: quello di Beppe Grillo non è un blog di Beppe Grillo perchè non ci scrive lui; i commenti nel blog non sono mai critici, spesso autoreferenziali e riverenti; Beppe Grillo ormai è solo un prestanome di “una mostruosità politica” che si basa sull’anti-politica, sul culto della persona (Beppe Grillo appunto), e sui peggiori atteggiamenti pseudo populisti, pacifisti e girotondisti in cui l’Italietta grillista si riflette.
Caro Beppe, nonostante io ti abbia sempre apprezzato come comico, da quando hai deciso di accendere il computer (invece che prenderlo a martellate) e di metterti al centro di questa fiction, non sei più credibile ne tantomeno fai ridere. Sei garante di “un mostro” che purtroppo non puoi più controllare. Sei sicuro di aver preso il meglio dalla Blogosfera oppure hai attirato intorno a te presone che non hanno molta voglia di discutere quanto piuttosto di essere solo dei luddisti? Dici che la gente non conosce più la verità in Italia ma sei sicuro che il tuo movimento non tende a tutelare i propri interessi piuttosto che promuovere la pluralità di idee e la migliore soluzione plausibile ai problemi dell’Italia. Hai inoltre notato che se uno va in Google a cercare qualcosa di più preciso sugli inceneritori non trova altro che “NO AGLI INCENERITORI”. Non è questa una sorta di dittatura mediatica? Non è questo mancanza di pluralismo? Non è questo forse il limite di internet, che non promuove in realtà la molteplicità delle fonti quanto piuttosto le pagine più visitate?
Avviso: se qualcuno ha voglia di commentare questo post, si accomodi. Pubblicherò solo cose a mia discrezione intelligenti, per dimostrare che internet non è democrazia. Insulti asternersi.
Jonathan Zittrain è professore di “Internet Governance and Regulation” all’Oxford University ed è presidente dell’Oxford Internet Institute. Questo è il resoconto della lezione tenuta sabato su “Il futuro della rete (e cosa fare per fermarlo)”. Secondo Zittrain la rete è in pericolo: il proliferare di malware, ladri di identità e spammer stanno rovinando la rete. Questo è il futuro della rete a meno che non si faccia qualcosa per rimediare.
Qui di seguito pubblico una proposta dell’istituto Bruno Leoni intitolata “Liberare l’Italia”, che contiene delle idee molto interessanti, per una progressiva liberalizzazione del paese e su alcune riforme possibili in materia fiscale, di lavoro e sanità.
Tratto da un articolo del Sole 24 ore di oggi 6 Marzo 2008
Il think tank
L’Istituto Bruno Leoni è un think tank nato nel 2003 che promuove una discussisone pubblica sui temi dell’ambiente, della concorrenza, dell’energia, delle liberalizzazioni, della fiscalità, delle privatizzazioni e della riforma dello Stato sociale. L’Istituto si richiama alla grande lezione di Bruno Leoni, grande filosofo del diritto, di cui diffonde il pensiero e le opere.L’Istituto è attivo nell’elaborazione di ricerche e studi. Pubblica sia volumi di ampio respiro, sia papers dedicati a prolemi specifici. Inoltre, organizza eventi e seminari e si dedica alla formazione di studenti e giovani studiosi provenienti dall’Italia, dall’Europa e anche dai Paesi in via di sviluppo.
L’Istituto Bruno Leoni è governato da un board of trustees, che elabora strategie e sostiene l’operato dell’istituto. Presidente onorario è Sergio Ricossa. Ad animare la vita quotidiana dell’IBL sono i membri dell’executive team. Il 60% delle persone che lavora all’Istituto ha meno di 40 anni. L’IBL è partner della Heritage Foundation e del all Street Journal nella promozione a livello europeo dell’Index of Economic Freedom.<
Le liste del Partito Democratico rese note da Veltroni tra ieri e oggi sono una vera Caporetto per tutte le ambizioni di rinnovamento che avevano accompagnato la fusione tra Ds e Margherita. Così dalle grancasse della propaganda veltroniana escono fuori delle listarelle senz’arte né parte: colme dell’ira e della delusione degli esclusi, di piccoli e grandi compromessi, di finte novità.
I veneti, ed io tra di loro, iniziano ad essere stufi di essere bistratti e visti come dei barbari stupidi, solo polenta e poca intelligenza. Grazie a Ne quid nimis che ha sintetizzato in maniera elegante il pensiero veneto.Veneto nassion!