Congetture

Rivolta in Tibet

Marzo 14, 2008 · No Comments

Il giorno 10 marzo centinaia di monaci del monastero di Drepung, distante una decina di chilometri dal centro della capitale, hanno cercato di raggiungere Lhasa. Ingenti forze di polizia hanno pattugliato l’intera area attorno al monastero e posto i monaci sotto stretta sorveglianza. In città, reparti armati di polizia, temendo il congiungimento dei monaci con i cittadini, si sono dispiegati all’interno dell’area del Barkhor impedendo la libera circolazione dei tibetani. Si ha notizia dell’arresto di quattordici monaci e di almeno due laici.

Il giorno successivo, 11 marzo, attorno alle 3 del pomeriggio, centinaia di monaci del monastero di Sera (tra 400 e 500 religiosi) si sono radunati nel cortile dell’istituto monastico inneggiando alla libertà e all’indipendenza del Tibet. Hanno cercato quindi i raggiungere Lhasa per protestare contro gli arbitrari arresti avvenuti il giorno precedente e per chiedere la liberazione delle persone imprigionate nell’ottobre 2007, in occasione delle manifestazioni seguite al conferimento al Dalai Lama della medaglia d’oro del Congresso americano. Nei pressi della locale stazione di polizia sono stati fermati da almeno un migliaio di poliziotti appartenenti alle forze di pubblica sicurezza che, per disperdere la folla, hanno fatto ricorso al lancio di gas lacrimogeni.

Testimoni oculari hanno riferito che almeno undici manifestanti sono stati brutalmente percossi. Fonti attendibili hanno reso noto che alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati uditi attorno al monastero di Drepung. Tutte le strade di accesso al monastero sono bloccate e la polizia ispeziona le abitazioni private dei tibetani alla ricerca di eventuali monaci o monache che abbiano cercato di ottenere riparo. In tutta Lhasa si registra una situazione di forte tensione.

Sinceramente nutrivo una speranza dentro di me: o adesso, che è l’anno delle Olimpiadi e Pechino è sotto i riflettori internazionali o mai più. Oggi sono iniziati i primi scontri e le prime rivolte in Tibet. Si d’accordo, avete ragione il Dalai Lama predica la non-violenza (è nella loro natura buddhista) ma contro i cinesi (che hanno attuato un rigoroso piano di invasione, calcolando che entro breve la loro etnia sarebbe stata quell di maggioranza anche in Tibet) la non-violenza è una barzelletta… in Cina, nel 2008, i diritti umani non sono ancora arrivati.

Ora vedremo cosa accadrà, il Tibet comunque ha bisogno di sostegno da parte della comunità internazionale (noi italiani abbiamo già dato prova del nostro modo di appoggiarli). Non lasciamoli soli, non lasciamo che questa rivolta venga soffocata nel sangue. Parlatene nei vostri blog e, se volete anche voi supportare questa battaglia, visitate Students for a free tibet e l’associazione Italiatibet

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